L’Amica Geniale ed il concetto di invidia e gratitudine di Kleiniana memoria

L’amica geniale, romanzo controverso e appassionante che porta a delle riflessioni psicologiche: un rapporto di amicizia basato sulla dicotomia invidia-gratitudine, scomodando, addirittura la grandi psicoanalista Melanie Klein per analizzare una delle coppie letterarie più chiacchierate dell’editoria contemporanea.

L’amica geniale, chiude con successo la sua prima stagione televisiva. Il primo romanzo della quadrilogia di Elena Ferrante che sta imperversando fulmineo in questo autunno 2018. Dalla prima puntata le due protagoniste sono cambiate. Adesso sono due giovani donne incastonate in un fazzoletto di popolo troppo stretto, sia per la mente geniale, sfolgorante e manipolatrice di Lila, sia per l’intelligenza pacata, analitica e riflessiva di Elena.
Anche da adolescenti, nel loro legame di amicizia sembra esserci un continuo fluire di invidia e competizione, riscatto e dinamiche di potere che vengono spazzate via da momenti di contrizione ed ammirazione l’una per l’altra.

L’Amica geniale, Ferrante e Klein, analisi di un rapporto

  Concetto di kleiniana memoria che ci riporta a quella dicotomia che rese famosa la nota psicoanalista Melanie Klein: invidia e gratitudine. E’ questo che emerge fra le due amiche nel corso del susseguirsi del loro legame. Un’appartenenza reciproca che, spesso, viene soppiantata dall’invidia della condizione dell’altra: Elena studia, impara. Quello che a Lila è stato negato. Lila, però, è corteggiata, desiderata, è determinata, sfolgorante. Quello che, a Lenù, non riesce abituata da sempre a star dietro al passo dell’amica e a sentirsi inadatta. Il senso kleiniano si traduce in questa dinamica di perdita che, talvolta, è compensata da queste dinamiche improvvise di potere.

Questa amicizia geniale, questo nucleo impazzito di pensieri che sono sprezzanti e poderosi da una parte, riflessivi ed analizzati fino al midollo dall’altra, si contestualizza in quella dinamica di gioco – forza che nasce dal sottrarre qualcosa all’altra, essere quel di più che all’altra non riesce. Spesso ci si chiede, chi sia, fra le due, l’amica geniale.
Il sentimento che fa germogliare questa amicizia, che la genera e la nutre è proprio l’invidia; così come una passione dirompente e divampante fa con il sentimento amoroso. Ma, l’invidia, è sempre un male?

Invidia e gratitudine in Melanie Klein rapportati alla relazione di amicizia tra Lila e Lenù

Prima di introdurre l’analisi riguardante L’Amica geniale, è doveroso far chiarezza sulla dottrina psicoanalitica citata, teoria che costò alla Klein il netto disaccordo da Freud. http://sfumaturedipsicologia.altervista.org/lamica-geniale-ed-i-temi-psicologici-trattati/ Non è importante fare lezioni magistrali visto il contesto letterario, e per non andare fuori tema o risultare ridondanti, ci si limiterà all’esemplificazione dei due concetti chiave, ciò che alla fine, più interessa ai fini della tematica intrapresa.
Il primo sentimento di invidia che il bambino sperimenta nella sua vita è il seno materno,poiché oggetto che nutre e che, per logica, possiede tutto ciò che il bambino nel suo status primordiale desidera.

Proprio per questa invidia che il bambino ha nei confronti di questo oggetto d’amore che lo nutre e lo accoglie che la relazione con la madre è disturbata dal risentimento, dall’odio ,dagli impulsi distruttivi verso il seno che il sentimento invidioso fa aumentare considerevolmente. Non è solo un’invidia dettata dal non possedere a pieno l’oggetto d’amore. L’invidia è il più distruttivo di tutti i processi psichici primitivi. Paradossalmente però l’oggetto di tale sentimento, è l’oggetto d’amore, il seno buono Infatti non è una reazione di fronte alla frustrazione e al dolore, ma di fronte alla gratificazione ed al piacere. Il bambino si rende conto che il seno gli fornisce qualcosa di buono e di essenziale alla sua sopravvivenza, ma al di fuori del suo controllo. L’invidia provata verso questo oggetto lo porta a preferire la sua distruzione che a riconoscerne la dipendenza.

Nel bambino esiste un altro tipo di invidia nei confronti dell’oggetto amato che è, per l’appunto, il seno; il sentimento di invidia sorge nel piccolo quando egli si accorge di non ricevere più abbastanza nutrimento da esso. Il seno che priva il bambino delle cure e dell’amore per tenerle per sé, viene percepito dal bambino come ”cattivo”. Anche il fluire del latte attraverso il seno è per il bambino fonte di invidia, poiché a lui questo ”dono” appare come qualcosa di irraggiungibile.E’ questa, quella che Melanie Klein identificherà come ”invidia primaria”. Questo concetto base della teoria kleiniana, porterà il lettore a carpire meglio il rapporto di amicizia fra Lenù e Lila, ne L’Amica geniale.

Cos’è la gratitudine in psicoanalisi?

La gratitudine è la condizione primaria e nonché il sentimento fondamentale per la capacità di amare. Tramite il sentimento di gratitudine si stabilisce il legame con l’oggetto buono e si apprezza la propria bontà e quella altrui. Anche l’origine di questo sentimento si colloca ai primissimi stadi dell’infanzia, quando oggetto di gratitudine per il bambino è la madre, unica e sola. La gratitudine verso il seno materno denota al bambino la sensazione di aver ricevuto un dono dall’oggetto amato che ora lui, vuole conservare.
Per cui, mentre nel rapporto buono con l’oggetto è predominante il desiderio di conservazione e di risparmio dell’oggetto stesso, nel rapporto avido ed invidioso dell’oggetto d’amore il bambino sente di voler dominare e quindi danneggiare il seno materno.


Il sentimento di gratitudine è collegato alla fiducia che il bambino investe sul seno buono,fiducia che a sua volta dipende dalla capacità del neonato di investire la propria libido sul primo oggetto esterno, identificando così un oggetto buono che ama e protegge il Sé e da questo a sua volta è amato. La gratificazione reciproca tra l’oggetto buono che ama e da cui è amato costituisce la formazione della gratitudine ad un livello più introspettivo e profondo. Ne conviene che un sentimento di invidia eccessivo, ostacoli il senso di gratitudine ed il suo sviluppo necessario ai rapporti, e vada a mutilare quella fiducia necessaria per instaurare relazioni sincere, poter amare ed essere buono.

Soggetti che non sono stati in grado di stabilire un rapporto solido con il loro primo oggetto, né sono stati in grado di conservare quel senso di gratitudine per esso, sono infatti risultati più sensibili ad alterazioni della personalità ed a modifiche caratteriali. Ciò che caratterizza questo cambiamento è una regressione ai meccanismi primari di scissione ( separare nettamente le qualità contraddittorie ma conviventi dell’Io o dell’oggetto) e di disintegrazione (dissociazione: la mente perde la capacità di integrazione, un trauma che è la causa genera una dissociazione, che è l’effetto ultimo).

L’amica geniale: esclusione, annessione, integrazione

E’ una scia di invidia e gratitudine più blanda quella in cui si esplica il rapporto fra Lila e Lenù, impegnate continuamente in una dinamica di esclusione, annessione ed integrazione l’un l’altra. L’invidia nasce dal sentimento che considera ambedue le amiche come speciali, elette. Indispensabili l’un l’altra. Elena sarà quel sogno fuggevole e nebbioso che Lila non potrà mai realizzare; lo studio, la conoscenza. Nonostante nelle pagine precedenti, Lila cerchi in ogni modo di stare al passo con Elena, tanto da studiare da autodidatta, imparare il latino, prendere in prestito i libri dalla biblioteca e divorarli. Invidierà quella possibilità che aveva avuto Elena che, a quei tempi, era sinonimo di riscatto.

Tuttavia, nonostante la competizione, ne apprezzerà il valore riconoscendo la bravura dell’amica ed emozionandosi quando, la stessa Elena le annuncerà la pubblicazione del suo primo romanzo, mentre lei sta lavorando alla produzione di insaccati nella ditta della famiglia del marito. Lila, a dispetto di ciò che le pagine del romanzo fanno intendere, conferirà ad Elena l’appellativo di ”Amica geniale”, invogliandola e pungolandola alla continuazione agli studi, come, appunto, proseguimento di quello che lei non era riuscita ad essere e riconoscendone il valore.


L’Amica geniale, le protagoniste – Photo Credits; youtube.com

Lila sarà quella personalità forte, determinata, decisa, irruente ma fascinosa, sempre un passo davanti ad Elena per intelligenza, intuizione, e seduzione. Qualcosa che Lenù invidierà all’amica perché prodotto non di apprendimento o cultura ma di fluidi erotici e geniali che andavano ad elargire automaticamente dalla personalità di Lila. Lila, possiede l’intelligenza intuitiva. Ed Elena costruisce la propria genialità su quella dell’amica usando le intuizioni di Lila in alcuni momenti critici della sua carriera da studentessa.

L’imitazione della scrittura fluida ed intensa, il discorso su Didone e la città sono solo alcuni esempi di usurpazione della genialità che Lenù prenderà da Lila, e che in seguito si rivelerà fondamentale per la sua vocazione alla scrittura.
L’una si fa, nel tempo, garante della vita dell’altra e testimone dell’esistenza altrui. Ma al contempo, rivale scandendo un sincronismo armonioso (gratitudine) ma allo stello modo angosciante (invidia), identificando nel rapporto fra le due una simbiosi imprescindibile ed in costante divenire.

Pubblicato da sfumaturedipsicologia

Dati biografici: io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente). Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all’altra. Mi chieda pure quello che vuole sapere, e Glielo dirò. Ma non Le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino, da una lettera a Germana Pescio Bottino, 9 giugno 1964